Mongolia – Tutti i colori di un'avventura Print
Written by Pietro   
Thursday, 01 July 2010 14:19

Eravamo rimasti ad Ulaan Baatar e all'inizio della nostra avventura mongola. Spero con questo racconto di poter trasmettere almeno in parte l'emozione di questo paese, di farvi immaginare quanto il petto si possa gonfiare per la visione di una terra meravigliosa.

Visitiamo Ulaan Baatar e facciamo conoscenza con altri ospiti della nostra guest house, molti viaggiatori da diversi paesi, soprattutto motociclisti venuti a misurarsi con le “strade” della Mongolia. La città è quantomeno caotica, non si gira, code di macchine e autobus ovunque, bisogna avere 1000 occhi per non sbattere contro nessuno. Facciamo il nostro giro panoramico e visitiamo il monastero principale (monastero Gandan) costituito da diverse unità e dove nel principale tempio risiede un'enorme statua di Buddha costruita nel 1956 in onore del 2500 anniversario della morte di Buddha.

Visitiamo la piazza principale, Sukbatar, e ci perdiamo un po' in giro prima di fare ritorno nel nostro ger cittadino, OASIS, fortemente consigliato per motociclisti e se si cerca compagni di viaggio. Lì conosciamo tra gli altri due motociclisti olandesi che sono appena arrivati e che da lì a due giorni faranno il nostro stesso tragitto, mentre noi decidiamo di partire l'indomani. Ci salutiamo sperando che i nostri percorsi si incrocino di nuovo.

Il mattino dopo ci rimettiamo in marcia, obiettivo raggiungere la vecchia capitale Xaraxorun. Dopo circa 150 km di strada l'asfalto scompare e lascia il posto ad una serie di piste sterrate, una decina, senza indicazione alcuna, quindi navighiamo con la direzione del sole e del gps. Quando ci rendiamo conto di aver sbagliato tagliamo attraverso il campo cercando la pista che va in direzione di Xaraxorun. All'imbrunire abbiamo percorso circa 250 km e decidiamo di chiedere ospitalità ad una famiglia che vive in un ger, una delle abitazioni tipiche mongole, costituita da una tensa bianca circolare in cui si trova un fuoco, due letti, un tavolino e qualche credenza in cui vengono conservatin tutti i loro averi. La famiglia è composta da padre, madre, 2 figli maschi e una figlia femmina che al momento vive e studia ad Ulaan Baatar. Montiamo le nostre tende con il loro aiuto. Ormai esperto pastore li aiuto a radunare le pecore, ma questa volta a cavallo.

Mentre la madre, il vero capo della situazione, munge le vacche, noi cerchiamo di catturare i vitellini che corrono, funziona così: uno dei due fratelli a cavallo con un lazo rincorre il vitello, gli lancia il lazo al collo e lo ferma, io e l'altro ragazzo catturiamo e “fermiamo” il vitellino e lo tiriamo fino al recinto, anche se lui tira in direzione opposta e tira forte, più di un pitbull !! Bevo il latte appena munto, in pochi minuti c'è uno strato di panna sopra e il gusto è diverso dal gusto che ho sempre associato al latte...immagino che questo sia il gusto vero, assaggio quindi per la prima volta il latte!! Ci raduniamo attorno al loro tavolo e cerchiamo di comunicare in qualche modo e quando fa buio, tutti a dormire.

Il giorno seguente dopo circa 50 km di strada comincia ad esserci della sabbia e Huub cade, sente un clic nella zona della caviglia destra, proviamo ad andare avanti, ma il dolore aumenta, così ci fermiamo in un piccolo bar dove lo visito, dall'alto della mia esperienza di caviglie malandate e secondo me è una distorsione...decidiamo di tornare ad Ulaan Baatar. Durante il percorso inverso incontriamo i due motociclisti olandesi e uno dei due è un medico che gli dice di riposare, potrebbe essere una distorsione o qualcos'altro. Se diventa blu bisogna fare una lastra, questo il suo consiglio. Io la farei comunque, ma Huub decide di rimandare e torniamo all'Oasis in città dove alloggiavamo prima. La caviglia è molto gonfia e il male aumenta, Huub non riesce a piegarla ma dice che in 5 giorni secondo lui è a posto, si vuole riposare. Il giorno dopo stiamo a riposo e conosco Thomas, un ragazzo tedesco che si è separato dai suoi 2 compagni, ha attraversato la Mongolia in moto e ha qualche giorno a disposizione così abbandono Huub per 2 giorni e vado con Thomas nel parco naturale di Terelj a 80 km da Ulaan Baatar. Il paesaggio è pazzesco, davvero bello, formazioni rocciose con diverse forme di cui la più spettacolare ha la forma di una tartaruga. Decidiamo di noleggiare un cavallo per una giornata, lui è già stato a cavallo 5 volte, io una sola col Bonaz in Messico quindi preferirei prendere una guida, ma lui dice che non c'è problema, che è facile e che lui sa andare così prendiamo solo 2 cavalli. Lui parte senza problemi, io ci metto mezz'ora con l'aiuto di un bambino del posto a portare il mio cavallo lontano dal “maneggio”. Da lì cominciamo a conoscerci e nel giro di un'altra mezz'ora al suono UCC il mio cavallo inizia a trottare e a galoppare per le monstagne e le colline, da una vallata all'altra, tra i boschi e i fiumi, e mi tocca aspettare Thomas che deve trainare il suo cavallo che non ne vuole sapere di andare in salita...ahahah...in più ogni volta che parte al trotto il suo cavallo scoreggia come un pazzo, giuro avrà emesso 100-200 litri di aria...ahahah...pazzesco!!!

 

Prima di fare ritorno ad Ulaan Baatar andiamo a visitare l'enorme statua d'acciaio di Chinggis Kahn.

Lì incontriamo Henk, il Terzani della situazione di cui vi avevo parlato la volta scorsa, che mi dice che Huub ha una sorpresa per me. Così torniamo ad Ulaan Baatar con la speranza che ci sia stata una svolta e che la nostra avvenutra mongola non sia già sul finire. Quando arrivo, Huub mi dice che 1) durante la notte il piede è diventato blu senza il bendaggio che gli avevo fatto e che quindi è andato a fare una lastra. Diagnosi: frattura del malleolo del perone. Lui dice che in 5 giorni sarà a posto di sicuro 2) motociclisi australianI sono arrivati da Vladivostok dicendo che la strada è quasi tutta asfalto. Conclusione: riprendiamo il piano originale e andiamo in Giappone? Credo che si aspettasse da me una reazione positiva che però non arriva: non credo che la rottura del malleolo del perone a 61 anni sia meglio di una distorsione, non mi sento di guidare per 4000 km con ua caviglia rotta a fianco che si può rompere di più, il Giappone non è più la meta dentro di me, vorrei guidare fino a casa e non voglio abbandonare l'avventura mongola. Gli dico che ci penso e mando foto delle lastre in Italia a mio padre per avere una diagnosi più sicura. Confermata la frattura composta del malleolo del perone. Prognosi: un mese col gesso.

Mi prendo la giornata seguente, domenica, per andare al mercato con Thomas e Ani, una signora svizzera sui 60 che gira il mondo da anni con suo marito (3 anni per andare dalla Terra del Fuoco al Canada...questi sono pazzi davvero). Qui compro una pompa cinese per biciclette, 1 euro, non si sa mai che mi possa servire...

Quando sto per tornare ricevo un sms da Huub che mi dice che altri australiani sono arrivati e che uno parte il giorno dopo da solo per il Belgio, in moto, e vuole attraversare la Mongolia. Penso che ci abbia pensato e abbia realizzato l'impossibilità per lui di guidare, per lo meno in Mongolia. Interessante, ma prima devo sistemare Huub, così il lunedì mattina cerco di organizzare la spedizione di Huub + moto a Novosibirsk in Russia, sulla transiberiana in modo da vedere se nel frattempo le condizioni di Huub migliorano e portarlo ad ogni modo su strade asfaltate più percorribili. Ci riesco in 3 ore e per le 2 sono in marcia con il mio nuovo socio australiano, Mark, e Thomas, che si fa un giorno di strada con noi, in direzione del più grosso monastero mongolo che vuole visitare prima di tornare a casa. Campeggiamo into the wild e la mattina dopo ci separiamo da Thomas.

Mark deve essere entro il 7 di Luglio in Belgio e la fretta non aiuta, soprattutto se la strada è dura, ma ce la mettiamo tutta. Siamo in marcia dal mattino tra le 6-7,30 fino alla sera. Il primo giorno dopo circa 250 km la mia gomma posteriore è a terra. Huub ha gli attrezzi, ho preso da lui piatti forchette coltelli padelle fornellino, ma non gli attrezzi. Un pezzo di ferro enorme fa un buco di mezzo centimetro di diametro nella gomma. Estraggo il pezzo e cerco di riparare il foro con un kit costituito da una schiuma che mi dovrebbe permettere di guidare per 200-300 km in modo da raggiungere il paese più vicino e sostituire lì la camera d'aria. Lascio agire la schiuma per mezz'ora, fa caldo, così ci facciamo un bagno nel fiume che abbiamo di fianco. Non c'è nessuno e nuotiamo nudi. La foto è di Mark, chiaramente in parte censurata, non voglio avere grane con sua moglie. Sul posto anche ossa di animali morti durante l'ultimi durissimo inverno che ha decimato gli allevamenti di vacche, cavalli e pecore. La schiuma fa solo del paciugo, come si dice dalle mie parti, quindi smontiamo la gomma e sostituiamo la camera d'aria con un'altra che di riserva che ho con me. Una fatica da bestia, soprattutto senza gli strumenti giusti...ci adattiamo usando quello che abbiamo... le mani soffrono parecchio. Per fortuna comunque che 2 giorni prima ho comprato la pompetta cinese altrimenti saremmo veramente nella caccona....qui però facciamo un errore di inesperienza che paghiamo alla grande: non misuriamo la pressione della gomma dopo averla gonfiata, così dopo 15 minuti da quando ripartiamo la mia gomma è di nuovo a terra, devo aver colpito un sasso e la poca pressione deve aver bucato la nuova camera d'aria. E' quasi l'ora del tramonto, ci dobbiamo fermare per forza e chiediamo ospitalità ad una famiglia che vive in un ger affianco al fiume. Mi aiutano a smontare riparare e rimontare la gomma. Ci osservano mangiare il nostro strano cibo disidratato. Facciamo conoscenza e ci beviamo insieme un chai. L'ospitalità di queste persone è grandiosa. Gli regalo la mia piletta che si ricarica con la manovella e che mi è stata regalata prima del viaggio dalla Milena, penso che ne sia contenta anche lei. Gli regalo anche il mio astuccio boliviano.

 

Gonfio la gomma, controllo la pressione e durante la notte non perse aria. La mattina dopo alle 5,30 le pecore ci svegliano, in più il materassino su cui dormo è sgonfio, ho bucato pure quello...non ho molta fortuna con le cose che si gonfiano...anche il mio cuscino gonfiabile perde!!! Alle 6,20 siamo in marcia, il sole si è alzato da poco, la luce è meravigliosa. Troviamo la strada giusta, ma dopo mezz'ora la mia gomma è di nuovo a terra. Il sospetto che sbagliamo qualcosa è forte e la paura di non riuscire a sistemarla si fa sentire soprattutto perché Mark ha fretta, infatti comincia a pensare di poter tornare indietro ad Ulaan Baatar, ma come togliamo la camera d'aria noto che il nuovo foro è nella stessa posizione del primo: Snake Bite, così lo chiamano in Australia!! La poca pressione del giorno prima ha fatto sì che il sasso che ho colpito comprimesse la camera d'aria sui due borsi del cerchione facendomi rimediare due buchi in un sol colpo, In un'ora abbiamo sistemato di nuovo la gomma e ripartiamo, Le mani fanno un male cane, sono gonfie e piene di taglietti ma lavorano ogni giorno in modo più veloce ed efficiente, sono vive davvero!!

 

Risolto il problema gomma, abbiamo il problema acqua, 1 giorni fermi a causa di 3 forature senza alcun bar a 40°C ci ha fatto usare tutta l'acqua a disposizione. Guidiamo un'ora e mezzo, sotto il sole, piccoli sorsi dell'ultimo bicchiere d'acqua prima di trovare un piccolo caffè. Compriamo 8 litri di acqua e conosciamo 3 ragazzi del Montenegro che stanno facendo il giro del mondo in moto http://www.theridearound2010.me/

 

Ripartiamo prima di loro ma dopo 10 minuti ci raggiungono perché la moto di Mark si spegne improvvisamente dopo che un sasso colpisce sotto la sua moto. Lui la riaccende e come mette in prima il motore si spegne. Per me è chiaro che è l'interruttore del cavalletto, così ci mettiamo a lavorare e 3 ragazzi montenegrini ci raggiungono e ci aiutano. In 15 minuti risolviamo il problema, escludiamo l'interruttore e ripartiamo.

 

La giornata è tosta, un sacco di polvere. Ci fermiamo verso le 4 del pomeriggio, vicino ad un lago, non abbiamo ancora messo niente tra i denti, un signore da un ger ci invita a mangiare qualcosa nella sua iurta, zuppa fatta con le interiora della capra e quando arriviamo la moglie sta aggiungendo l'intestino, Mark si rifiuta...ripartiamo. Prima però il signore inforca gli occhiali di madre che uso normalmente io così scatto una foto di noi due insieme.


Quando arriviamo a Moron sono le 5,30, ci infiliamo in un caffè e facciamo colazione/pranzo/cena. In mezz'ora tutto digerito e fame di nuovo. Siamo sporchi e stanchi e improvvisamente si alza un temporale pazzesco (impareremo il giorno dopo che sono stati cancellati i voli a causa del temporale) quindi decidiamo di fermarci in un albergo.

 

Il giorno dopo ripartiamo e il primo fango ci accoglie, non mi sento molto sicuro stamattina e infatti dopo 30 minuti cado.

 

Nessun problema né per me né per la moto, continuiamo! Paesaggi spendidi davanti ai nostri occhi. Aquile a pochi metri da noi.

 

Ci fermiamo a fare benzina in uno dei pochi villaggi e per la pompa funziona a mano. Non l'avevo mai visto...benzina chiaramente 80 ottani, ma la mia moto non ha problemi, sembra che mi dica “finchè mi porti in giro io me magno de tutto!!!”

Troviamo anche un piccolo tempio, prima di Tes, un piccolo villaggio e aggiungo qualche miglio alla mia prossima vita girando il piccolo bariletto, come avevo fatto anche nel grande monsastero di Gandan ad Ulaan Baatar.

 

Durante i nostri spostamenti incontriamo altri viaggiatori: mi colpiscono Mathias e la sua ragazza http://radwandernde.de in giro in bicicletta da 20 mesi continuamente e senza voglia di tornare a casa, magari in un paio d'anni mi dicono. Mi consigliano di mangiare i fiori di timo per la gola o farmi un thè col timo se ho problemi di stomaco. Pochi minuti vicini ma mi si apre il petto quando vedo questi occhi in cui c'è tutto lo spazio del cielo dentro. Faccio una foto alla mappa di Mathias che sembra meglio della mia.

 

Conosciamo anche una coppia di olandesi che con una jeep stanno andando in Sudamerica, contano di arrivarci fra un annetto...la cosa pazzesca è che non mi sembra così strano, la mia testa è entrata in questo meccanismo e mi sembra un bel piano, fattibile, mi sembrano ben organizzati e non mi chiedo neanchè il perchè.

 

Ragioniamo con Mark: perchè stiamo facendo questo? Non troviamo una risposta convincente. Credo che la risposta arrivi se ci si chiede perchè non lo sto facendo? Allora mi viene in mente tutto quello che ha attraversato la mia mente prima di partire e Irene lo sa bene: paura, tanta paura, ansia, soprattutto trasmessa da chi mi diceva che è pericoloso quando da qui il pericolo non si avverte quasi, pressione per il tempo, che sembra perso per le normali attività quali il lavoro o lo studio. Molte sono le motivazioni per non partire, ma non riesco a spiegare il motivo per cui viaggio, il motivo per cui partire, anche se dentro di me la sensazione quotidiana che mi spinge è forte. Queste persone che viaggiano per anni mi sembrano normali come se nella mia quotidiana vita mi dicessero che fanno un qualsiasi lavoro e allo stesso tempo mi colpiscono profondamente. Viaggiare mi sembra che abbia un senso, non è molto, ma questo è il meglio che posso dire adesso, spero di poter definirlo meglio in futuro.

 

Campeggiamo ancora dietro una collina, la pioggia si intensifica, la mia tendina di 10 anni fatica e imbarco un po' di acqua. Piove per 24 ore, la sabbia già di per sé impegnativa lascia posto al fango. Su lfango non si guida. Vado per terra almeno 3 volte, Mark va un po' meglio, ha gomme da fuori strada con grossi blocchi, le mie sono una via di mezzo che mi ha consigliato Huub con 5000 km sulle spalle, fatico di più, ma anche Mark va per terra. Ci muoviamo con una media di 17 km/h, la pioggia ci bagna, la temperatura scende, le pozze d'acqua diventano laghi, ci andiamo dentro con tutta la moto. Ne veniamo fuori dopo ore, quasi scioccati!! Arriviamo ad Ulaangom, c'è finalmente il sole!

 

Cerco uno specchietto di ricambio, ho rotto lo specchietto sinistro cadendo, una folla mi aiuta a scegliere lo specchietto giusto e ad avvitarlo, ma non ce n'è uno giusto, vado avanti così.

Da Ulaangom andiamo verso Olgy, facciamo due passi di montagna, arriviamo fino a 2600 m, guidiamo sui sassi. Ci fermiamo a pranzare nel punto più alto, ci fanno compagnia 3 pastori, io sigaretta loro pipa.

I prati di montagna si trasformano dopo pochi km in sabbia e il paesaggio diventa lunare, siamo a 200-300 km dal Gobi, qui c'è già parecchia sabbia, intervallata da laghi più o meno grandi.

Piove ancora e 2 arcobaleni ci danno il benvenuto a Olgy.

 

Campeggiamo l'ultima notte e veniamo fuori dopo 6 giorni e mezzo di Mongolia, io con una freccia e uno specchietto rotto, Mark con l'interruttore del cavalletto laterale staccato, il cavalletto centrale instabile e il pannello metallico che sorregge la borsa laterale destra spaccato, da ridaldare!! Meno male che ci siamo stati solo 6 giorni e mezzo!! In connfronto a loro siamo dei dilettanti, i locals si muovo in 2/3 persone su piccole moto cinesi senza alcun problema...un'altra categoria!!

 

Mi raggiunge un messaggio di Huub che ha deciso di muoversi in moto invece che in treno e si è avviato con un ragazzo finlandese, zoppo anche lui per una caduta (ne ho visti 3 in una settimana farsi male in moto in Mongolia), verso il confine russo sopra ad Ulaan Baatar. Seppo però si è dovuto fermare dopo 2500 km a Kemerovo, all'ospedale perchè la frattura scomposta del perone stava peggiorando. Mi chiede di recuperare le gomme di riserva di Seppo e una borsa gialla della Ortlieb che Seppo ha lasciato prima di entrare in Mongolia in un piccolo villaggio della Repubblica di Altai, che è parte della Russia, sul mio percorso in uscita dalla Mongolia. Io e Mark attraversiamo il confine tra Mongolia e Russia, ricomincia l'asfalto, non potete capire la gioia e la sensazione di conquista che mi prende dentro. Raggiungiamo il villaggio, il telefono non prende e non posso chiamare Seppo, mi devo arrangiare con le indicazioni che mi ha dato, cioè prima casa a destra dopo il fiume. Chiedo in paese “bagasg???” indicando il colore giallo del mio orologio...penso che da fuori la scena sia ridicola...comunque loro non ridono, si incuriosiscono e in mezz'ora troviamo la casa giusta. Monto le gomme e la borsa sulla moto (sembra più un van delle poste adesso, sono ultra carico!!!).


Ci fermiamo a dormire nella Repubblica di Altai senza registrarci, non si potrebbe, ma oramai abbiamo la faccia come il culo, non ci formalizziamo più molto. Contratto anche il prezzo con i russi e abbasso in ottimo stile marocchino. Il giorno seguente ci spariamo quasi 700 km fino a Novosibirsk, la metà dei quali sotto la pioggia. Mi ferma la polizia per farmi una multa per eccesso di velocità ma faccio quello che Huub ha fatto fino adesso, cioè gli dico che sono un collega della polizia italiana...Huub aveva la tessera, io no, ma mi credono e mi lasciano andare. Nel pomeriggio mi vogliono multare per sorpsasso in zona vietata...esagero e dico IPA international police e mi lasciano andare di nuovo...al prossimo gli dirò universal police...più di così???!!! Arriviamo a Novosibirsk, ultima notte insieme per me e Mark, io vado ancora a est per 300 km per ritrovarmi con il Limping Team, così si chiamano adesso Huub e Seppo, mentre lui ha 8 giorni per essere in Belgio. Gli consiglio il treno, ma lui da uomo di Triathlon e Iron Man non considera troppo il mio suggerimento.

 

La mattina dopo facciamo un pezzo di strada assieme e prima di salutarci mi vogliono multare ancora ma ne vengo fuori di nuovo. Ci salutiamo! Per vedere aggiornamenti su Mark www.ride4alife.org

 

Cerco e trovo uno specchietto di ricambio a Novosibirsk (roba cinese di pessima qualità ma va più che bene) + grasso per catena. Guido metà pomeriggio e raggiungo il Limping Team a Kemerovo che si è sistemato piuttosto bene in un albergo tutto di legno, appena costruito con sauna finlandese. Ci ritroviamo. La sauna e la birra condiscono il nostro ritrovo.

 

Seppo è ingessato, Huub cammina quasi normalmente, vi saprò dire!

 

Alla prossima

Last Updated on Thursday, 29 July 2010 09:34